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Educazione emotiva in italia: la situazione attuale

Secondo il MINDex 2026, lo studio sul benessere mentale degli italiani realizzato da Unobravo e Ipsos Doxa, l’educazione emotiva in italia è ancora un ambito poco esplorato.

Solo un quarto della popolazione italiana ha ricevuto un’adeguata alfabetizzazione emotiva, nonostante oltre il 75% riconosca l’influenza di tale educazione sulle proprie relazioni interpersonali.

Questo dato rivela una lacuna significativa nella formazione individuale, con ripercussioni sulla capacità di gestire gli stati d’animo e i comportamenti che ne derivano.

Uomini e gestione delle emozioni: un divario persistente

Il mondo maschile, pur percependo una notevole consapevolezza della propria emotività (40%), si trova spesso prigioniero dell’impulsività.

Solo il 15% degli uomini dichiara di riuscire a gestire pienamente i propri stati emotivi.

Nonostante il 60% degli uomini affermi di aver ricevuto supporto emotivo in famiglia, contro il 44% delle donne, la tendenza a chiedere aiuto professionale rimane bassa: solo un uomo su tre si rivolge a uno specialista senza difficoltà, rispetto a oltre la metà del campione femminile.

Questa ritrosia è spesso legata a un’educazione che tende a minimizzare o negare le emozioni, influenzando negativamente la qualità della vita e delle relazioni.

Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, sottolinea l’importanza di superare queste esitazioni, in particolare per l’universo maschile, attraverso campagne di sensibilizzazione come quella con la no-profit Mica Macho.

La gen z e le sfide emotive

La ricerca MINDex 2026 offre anche un quadro dettagliato della Gen Z (18-29 anni).

Solo una donna Gen Z su quattro comprende a fondo il proprio mondo interiore, contro oltre il 40% degli uomini della stessa generazione.

Tuttavia, nonostante questa auto-percezione, solo un uomo Gen Z su dieci riesce a gestire pienamente le proprie emozioni e a riflettere prima di reagire.

Amore e affetto sono i sentimenti più difficili da discutere in famiglia per un terzo degli italiani, indipendentemente dall’età.

Per i giovani uomini, la felicità rimane inespressa, mentre per le coetanee sono tristezza e rabbia a essere difficili da manifestare.

L’eredità del “non piangere” e il cambiamento generazionale

Il passato gioca un ruolo cruciale: solo due italiani su dieci dichiarano che i propri genitori li hanno aiutati a nominare le emozioni.

Per oltre la metà, il tema era evitato o minimizzato, e nel 10% dei casi attivamente scoraggiato con frasi come “non esagerare”.

Le donne Baby Boomer sono state particolarmente colpite da questa cultura del silenzio emotivo (circa una su due).

Un segnale positivo emerge dai giovani uomini Gen Z, con il 26% che dichiara un supporto effettivo da parte dei genitori.

Si osserva una rottura generazionale: un genitore su due adotta un approccio opposto a quello ricevuto.

La priorità di insegnare ai figli a parlare delle proprie emozioni è sentita dal 66% dei genitori, ma con un divario di genere: tre donne su quattro lo considerano fondamentale, contro poco più della metà degli uomini.

Salute mentale e stigma sociale

Il MINDex ha anche esaminato il tema della salute mentale.

Solo il 9% degli italiani la considera un argomento discusso apertamente, e tre su quattro ritengono lo stigma sociale un freno significativo, sebbene più della metà percepisca un cambiamento in corso.

Il supporto psicologico è ormai visto come uno strumento essenziale di benessere dal 52% degli italiani, con le donne Gen Z in testa (70%).

Corena Pezzella, Clinical Manager e psicoterapeuta di Unobravo, sottolinea come l’alfabetizzazione emotiva sia fondamentale per imparare a gestire le proprie emozioni senza esserne sopraffatti, in una società dove la vulnerabilità è spesso un tabù.

Di Claudia

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