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Il marocco calcio strategia vincente: un modello per il continente africano

Il Marocco ha dimostrato di essere una vera potenza calcistica, e il merito va a una strategia meticolosa che potrebbe servire da ispirazione per l’intero continente.

La straordinaria ascesa dei Leoni dell’Atlante, culminata nella semifinale dei Mondiali 2022, non è stata un caso, ma il risultato di un piano strategico ben definito.

Al fischio finale della semifinale dei Mondiali 2022 tra Marocco e Francia, nonostante la sconfitta per 2-0, i tifosi marocchini non provavano delusione.

La nazionale aveva già scritto la storia, diventando la prima squadra africana a raggiungere le semifinali di un mondiale, eliminando squadre del calibro di Belgio, Spagna e Portogallo.

Questa impresa ha catturato l’immaginazione di milioni di appassionati ben oltre i confini nazionali, sancendo l’ingresso del calcio africano in una nuova era.

Il ruolo della diaspora e lo scouting aggressivo

Il successo del Marocco è profondamente legato a un approccio multiculturale.

Dei 26 giocatori della rosa che ha fatto la storia nel 2022, ben 14 erano nati fuori dal Marocco, un numero superiore a qualsiasi altra squadra del torneo.

Calciatori come Achraf Hakimi, Brahim Díaz, Hakim Ziyech e Noussair Mazraoui, nati in vari Paesi europei, sono stati fondamentali.

Anche il commissario tecnico, Walid Regragui, è nato in Francia.

Questo evidenzia come la Federcalcio marocchina abbia attivamente coltivato i legami con i giocatori con doppia nazionalità in Europa, attraverso una campagna di reclutamento lanciata nel 2014, intitolata “Bring Back Talents Belonging to the Soil”.

L’obiettivo era individuare precocemente calciatori di talento con radici marocchine, instaurare un rapporto di fiducia e convincerli a rappresentare la nazionale.

Questa strategia ha capovolto la dinamica tradizionale che vedeva le nazionali europee beneficiare ampiamente dei talenti di origine africana.

Invece di considerare la diaspora come un bacino secondario, il Marocco l’ha trasformata in un vantaggio strategico, riflettendo il rapporto solido che il Paese mantiene con i suoi espatriati.

I giocatori nati in Europa si sentono parte integrante di un’identità nazionale più vasta, come ha sintetizzato Regragui: “Oggi abbiamo dimostrato che ogni marocchino è, a tutti gli effetti, un marocchino”.

Per alcuni, la scelta di vestire la maglia del Marocco è stata influenzata anche da esperienze di razzismo e discriminazione in Europa, trovando nella nazionale un senso di appartenenza e accettazione.

Investimenti nelle infrastrutture e sviluppo locale

Per ridurre la dipendenza dai vivai stranieri, il Marocco ha intrapreso una politica di investimenti massicci nelle infrastrutture calcistiche interne.

Negli ultimi anni, la Federcalcio marocchina ha modernizzato le proprie strutture, ampliato le reti di scouting e migliorato la formazione degli allenatori.

L’Accademia Mohammed VI, un centro d’eccellenza da 65 milioni di dollari, è l’emblema di questa trasformazione, mirata a forgiare calciatori locali di livello mondiale.

Le candidature vincenti per ospitare grandi tornei, come la Coppa d’Africa 2025 e i Mondiali del 2030 (in co-organizzazione con Spagna e Portogallo), testimoniano l’ambizione del Paese.

Miliardi di dollari sono stati investiti nell’ammodernamento degli stadi, incluso il progetto del nuovo Grand Stade Hassan II da 115mila posti.

Anche il movimento calcistico femminile ha beneficiato di questi investimenti, con la nazionale che si è qualificata per la prima volta ai Mondiali nel 2023.

Questi investimenti rivelano una visione a lungo termine che va oltre la semplice “generazione d’oro”.

Sebbene permangano sfide, come la disomogeneità delle infrastrutture e il divario con i campionati europei, il Marocco sta costruendo un sistema robusto.

L’obiettivo è produrre giocatori fatti in casa capaci di competere nell’élite globale, continuando al tempo stesso ad attrarre le stelle della diaspora.

Un modello replicabile per il calcio africano

Il modello ibrido marocchino, che combina lo scouting della diaspora con lo sviluppo interno, ha il potenziale per ridisegnare il futuro del calcio in tutto il continente africano.

Sebbene il Marocco goda di vantaggi specifici come stabilità politica, forte sostegno statale ed economia in crescita, i principi fondamentali del suo successo sono esportabili.

Molte nazionali africane, come Tunisia, Senegal e Ghana, stanno già adottando un paradigma simile, affidandosi a talenti nati all’estero.

La lezione del Marocco non si limita all’invito a uno scouting più aggressivo oltreconfine, ma sottolinea l’importanza di investimenti costanti e mirati nello sviluppo del talento autoctono.

La diaspora può trasformarsi in un vero asset solo se supportata da una pianificazione credibile e a lungo respiro.

Fino a poco tempo fa, una semifinale mondiale per una nazionale africana era considerata un traguardo quasi impossibile.

Oggi, la domanda non è più se una nazione africana possa sedersi al tavolo delle grandi, ma quanto oltre il Marocco possa ancora spingersi, ponendo le basi per un futuro calcistico africano sempre più competitivo.

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Di Claudia

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