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Il fenomeno del pet parenting sta prendendo piede, specialmente tra le nuove generazioni. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha rivelato che il 40% degli americani preferirebbe un animale domestico a un figlio, mentre solo il 21% sceglierebbe un bambino. Il restante 39% desidererebbe entrambi. Questa tendenza è particolarmente evidente tra Gen Z e Millennial, con il 55% che ha considerato di costruire la propria vita attorno a un animale e l'83% che vede il proprio cane o gatto come un figlio.
Il significato del pet parenting
Il pet parenting descrive il modo in cui le persone vivono il rapporto con gli animali domestici, adottando comportamenti di cura e coinvolgimento emotivo tipici della genitorialità. Gli animali vengono considerati membri della famiglia, influenzando decisioni importanti come la scelta della casa o l'organizzazione delle vacanze.
Perché scegliere il pet parenting
Le ragioni dietro questa scelta sono molteplici. Il 45% degli intervistati indica una fase della vita non adatta ad avere figli, il 35% menziona la maggiore semplicità di gestione di un animale, il 32% il minore impegno economico e il 28% una responsabilità percepita come più contenuta. Il 24% dichiara di voler vivere senza figli. Queste motivazioni riflettono un cambiamento nel concetto di responsabilità e famiglia, che si estende oltre il modello tradizionale.
Il pet parenting in Italia
Anche in Italia si osserva una trasformazione. Una ricerca Ipsos ha mostrato che il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z ritiene che un animale possa sostituire un figlio, contro il 13% dei Baby Boomer. Il 79% dei proprietari italiani considera l'animale un membro della famiglia. Tuttavia, il 63% degli italiani crede che un animale non possa sostituire un bambino, e il 75% esclude che la diffusione di animali domestici sia la causa della denatalità.
Nonostante il calo delle nascite in Italia, il desiderio di avere figli rimane diffuso tra i giovani. La distanza tra desiderio e realizzazione è spesso legata a fattori economici, lavorativi e abitativi, oltre che alla percezione che la maternità possa influire negativamente sulle opportunità professionali, specialmente per le donne. Il pet parenting, quindi, non significa necessariamente rinunciare alla genitorialità, ma piuttosto ridefinire le priorità affettive e familiari, attribuendo valore a relazioni che in passato erano considerate secondarie.
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