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Nel calcio europeo, in particolare in quello italiano, il fenomeno degli allenatori esonerati è molto più diffuso rispetto agli sport americani.
Questa differenza evidenzia un vero e proprio gap culturale e manageriale.
La Serie A, storicamente e ancora oggi, si conferma un campionato estremamente difficile per i tecnici.
Il ritmo di esoneri e nuove assunzioni è vertiginoso, superando quello delle altre principali leghe europee, come attestato dai dati recenti.
La frequenza degli esoneri nel calcio europeo
Serie a a confronto con altre leghe top europee
Contrariamente a quanto si possa pensare, la frequenza dei cambi di panchina non è così radicalmente diversa tra le principali leghe europee.
Analizzando la stagione 2025/26, la Premier League ha registrato undici cambi di allenatore (esclusi i “caretaker”), la Bundesliga dieci, la Liga nove, mentre Ligue 1 e Serie A si sono attestate a otto.
Sorprendentemente, la Serie A risulta ultima tra le cinque leghe maggiori per numero di esoneri in quella specifica stagione.
Ciò significa che circa la metà degli allenatori che hanno iniziato la stagione nelle squadre d’élite europee è stata sollevata dall’incarico.
Estendendo l’analisi agli ultimi cinque campionati di Serie A, il 49% dei club ha cambiato allenatore.
Percentuali simili si riscontrano in Premier League, Liga e Ligue 1 (47%), con la Bundesliga leggermente inferiore (45%).
Differenze culturali e strategiche con gli sport americani
L’impatto economico e la pressione sui tecnici
La vera e significativa differenza emerge nel confronto con gli sport americani.
Negli ultimi cinque anni, in MLB (baseball) i cambi di manager sono stati il 37%, in NHL (hockey) il 33%, mentre NFL (football) e NBA (basket) scendono rispettivamente al 26% e al 19%.
Questa disparità è radicata in una profonda differenza culturale e strutturale dei sistemi sportivi.
Omar Chaudhuri, responsabile dell’intelligence presso Twenty First Group, sottolinea come il calcio sia un settore unico in cui i crolli improvvisi dei ricavi, derivanti ad esempio dalla mancata qualificazione alla Champions League o dalla retrocessione, possono essere enormi.
Questa forte incertezza finanziaria spinge i proprietari a decisioni rapide e drastiche in caso di risultati negativi, e la soluzione più immediata è spesso il cambio di allenatore, essendo impraticabile o dannoso modificare l’intera squadra a stagione in corso.
Il ruolo del salary cap e dei draft negli sport americani
Billy King, ex general manager dei Philadelphia 76ers in NBA, evidenzia come negli sport americani le entrate televisive e il salary cap contribuiscano a mantenere i conti sotto controllo, riducendo la pressione sui risultati immediati.
L’assenza di un sistema di retrocessioni, come quello presente nel calcio, elimina un’enorme fonte di stress economico e sportivo.
Nel calcio, invece, questa pressione ricade pesantemente sugli allenatori, che, pur essendo ingaggiati per progetti a medio-lungo termine, sono costretti a ottenere risultati immediati.
La natura e la struttura del mercato dei giocatori influenzano ulteriormente questa dinamica.
Negli sport americani, meccanismi come i Draft cercano di riequilibrare le forze e favorire le squadre meno performanti, incoraggiando gli allenatori a formare giovani talenti a lungo termine e garantendo loro maggiore fiducia e stabilità.
Nel calcio, le cose sono storicamente diverse, e i dati attuali non indicano un cambiamento imminente.
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