ADV HEADER

 

ADSENSE

 

Questo post é stato letto 70 volte!

Google e la gestione idrica dei data center

Google ha recentemente annunciato cinque impegni formali per migliorare la gestione idrica dei data center, con l’obiettivo ambizioso di reintegrare il 120% dell’acqua consumata entro il 2030.

Questi dettagli, pubblicati nel blog ufficiale dell’azienda, delineano un piano che prevede 165 progetti distribuiti in 97 bacini idrografici a livello globale.

Questi annunci arrivano in un momento di crescente preoccupazione da parte del pubblico.

Un sondaggio Gallup citato nell’annuncio rivela che oltre il 70% degli americani è contrario alla costruzione di un data center nella propria area.

Tra le motivazioni, il 50% cita l’impatto sulle risorse ambientali, e il 18% evidenzia specificamente l’uso eccessivo dell’acqua.

Gli impegni di google per la sostenibilità idrica

I cinque impegni di Google per la gestione idrica dei data center sono chiari e mirano a un impatto positivo sull’ambiente e sulle comunità locali.

Reintegrazione e modernizzazione

1.

Reintegrazione idrica oltre il consumo entro il 2030: Google si impegna a restituire più acqua di quanta ne consumi. 2.

Modernizzazione delle infrastrutture idriche comunali: l’azienda investirà in progetti che migliorano le infrastrutture idriche pubbliche. 3.

Adozione di raffreddamento ad aria nei bacini ad alto rischio: dove le risorse idriche sono limitate, Google implementerà sistemi di raffreddamento ad aria. 4.

Pubblicazione dell’uso dell’acqua per singola struttura: trasparenza sui consumi di ogni data center. 5.

Ricorso ad acque reflue riciclate come alternativa: utilizzo di risorse idriche non potabili per il raffreddamento.

Google, già leader nella trasparenza sull’uso annuale dell’acqua per i propri data center, intende proseguire su questa strada.

I 165 progetti previsti dovrebbero reintegrare 19 miliardi di galloni d’acqua all’anno entro il 2030, una quantità più che doppia rispetto al consumo del 2024.

Già nel solo 2025, l’azienda ha reintegrato oltre 7 miliardi di galloni, equivalenti al consumo annuale di 70.000 famiglie statunitensi.

L’investimento complessivo per le infrastrutture idriche pubbliche, fognarie e di riutilizzo supera i 500 milioni di dollari.

A questi si aggiungono 17 milioni di dollari per nuovi progetti in sette stati, tra cui Georgia, Iowa, Michigan, Minnesota, Missouri, Nebraska e Texas, con iniziative che spaziano dalla creazione di zone umide alla gestione delle acque meteoriche e al rilevamento delle perdite nella rete idrica.

Raffreddamento dei data center e impatto idrico

Il raffreddamento a base d’acqua nei data center riduce il consumo energetico di circa il 10% rispetto al raffreddamento ad aria, ma richiede una disponibilità locale di risorse idriche adeguate.

Google dichiara di valutare attentamente ogni bacino idrico prima di costruire nuovi impianti.

Se le risorse locali sono a rischio, la scelta ricade su sistemi di raffreddamento ad aria o sull’utilizzo di acque reflue riciclate.

Un data center di medie dimensioni consuma circa 300.000 galloni d’acqua al giorno, l’equivalente del fabbisogno di 1.000 famiglie statunitensi.

Tuttavia, Google precisa che il consumo complessivo dei data center negli USA è inferiore all’1% dell’acqua utilizzata dagli americani per irrigare i prati ogni anno.

Ben Townsend, responsabile della strategia infrastrutturale e della sostenibilità di Google, ha sottolineato che questo piano vuole essere un modello di riferimento per l’intero settore.

L’obiettivo è fornire alle comunità dei criteri chiari con cui valutare le proposte di costruzione di nuovi data center, mettendo al primo posto le persone e il bacino idrico.

Google contabilizza anche l’impronta idrica indiretta della propria catena di fornitura di energia rinnovabile, con l’intento di eliminarla attraverso investimenti in fonti rinnovabili che non richiedono acqua.

Questo post é stato letto 70 volte!

Di Claudia

ADV FOOTER