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La Mostra “Costume Art” al Met: Un Inno alla Diversità del Corpo
La mostra annuale del Costume Institute, intitolata “Costume Art”, si preannuncia come uno degli eventi culturali più significativi dell’anno.
Questa esposizione ambiziosa accosta sapientemente pezzi delle collezioni museali a creazioni di alta moda, con l’obiettivo di esplorare il corpo umano – nudo o vestito – come filo conduttore attraverso l’arte e la moda.
Il curatore Andrew Bolton sottolinea come il corpo sia il fulcro di questa narrazione, che attraversa secoli di storia dell’arte e del costume.
Body Positivity e Nuove Prospettive Estetiche
“Costume Art” si distingue per il suo approccio consapevolmente “body-positive”, una novità per il museo sulla Quinta Strada.
Il percorso espositivo inizia con il corpo classico, ispirato ai canoni di bellezza greci, per poi evolvere e abbracciare una vasta gamma di rappresentazioni: dal corpo grasso a quello disabile, dal corpo in gravidanza a quello che invecchia, fino alla fragilità della vita stessa.
Questa visione inclusiva è un elemento chiave della mostra, che mira a sfidare le percezioni tradizionali della bellezza.
La mostra, inaugurata alla stampa con la presenza di importanti figure come la signora Bezos e Venus Williams, aprirà al pubblico il 10 maggio.
Con oltre 400 pezzi che abbracciano diverse epoche, “Costume Art” non solo afferma che la moda è una forma d’arte, ma propone anche l’idea radicale che l’arte stessa possa essere intesa come moda.
Un Viaggio Attraverso la Storia e la Forma
Il percorso espositivo inizia con una suggestiva teca di vetro nella Great Hall, dedicata al corpo nudo.
Qui, abiti che rivelano il corpo tramite trasparenze, come i leggings color carne di Vivienne Westwood, sono esposti accanto a opere storiche come un’incisione del 1504 di Albrecht Dürer raffigurante Adamo ed Eva.
La mostra prosegue con capi audaci che hanno infranto tabù, come il monokini di Rudi Gernreich del 1964.
La prima grande galleria, intitolata “L’essere corporeo nella sua diversità”, accoglie i visitatori con abiti fluttuanti di ispirazione greca, accostati a immagini su vasi e anfore antiche.
Tuttavia, l’allestimento si discosta rapidamente dalle forme classiche per esplorare tipologie corporee tradizionalmente ignorate dalla moda.
Un esempio significativo è il “pregnancy dress” della stilista britannica Georgina Godley (collezione Bump and Lump, 1986), che celebra esplicitamente il ventre materno, affiancato a una rara scultura del 1920 di Edgar Degas raffigurante una donna incinta.
Manichini Inclusivi e Riflessione Personale
Per la prima volta, i capi in mostra sono esposti su manichini modellati su persone reali, anziché sui tradizionali modelli extra small.
Tra questi, spiccano figure come la stilista di corsetti Michaela Stark, l’atleta paralimpica Aimee Mullins, l’attivista Sinéad Burke (affetta da nanismo) e la modella trans in sedia a rotelle Aariana Rose Philip.
Questa scelta innovativa offre una rappresentazione autentica di una vasta gamma di tipologie corporee.
I manichini presentano uno specchio al posto del volto, invitando i visitatori a riflettere sulla propria esperienza vissuta.
L’intento, come spiegato dal curatore Andrew Bolton, è quello di “creare una connessione, empatia e compassione reciproca” tra l’osservatore e le opere esposte.
Il Sostegno Finanziario e l’Evoluzione del Costume Institute
Il Costume Institute del Met è l’unico dipartimento del museo che si autofinanzia, principalmente attraverso il celebre gala del primo lunedì di maggio.
L’evento dello scorso anno ha stabilito un record di 31 milioni di dollari, una cifra già superata dall’edizione del 2026.
Grazie a questi successi finanziari, l’Istituto, intitolato alla madrina del gala Anna Wintour, ha spostato la sua sede dai sotterranei a un vasto spazio al piano nobile, ricavato dall’ex negozio della Great Hall.
Le nuove gallerie sono dedicate a Condé M.
Nast, fondatore del gruppo editoriale che pubblica Vogue.
Bolton ha definito queste nuove aree come “il nuovo cuore del museo”, un luogo dove le future mostre, come “Costume Art” che resterà allestita per otto mesi fino a gennaio, potranno essere esposte più a lungo senza danneggiare i fragili manufatti.