Questo post é stato letto 490 volte!
Un meteorite sahara rivela i segreti di un pianeta perduto
Un recente studio ha portato alla luce indizi affascinanti su un pianeta perduto, la cui esistenza è stata suggerita dall’analisi di un meteorite trovato nel Sahara.
Questo corpo celeste, probabilmente distrutto da un impatto catastrofico, potrebbe essere stato grande quanto la Luna o addirittura di più, e i suoi frammenti si sarebbero poi dispersi su altri pianeti rocciosi, inclusa la Terra.
Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e guidata dall’Università del Colorado a Boulder, offre nuove prospettive sui meccanismi e la velocità di formazione del nostro Sistema Solare.
L’enigmatica composizione delle angriti
Il meteorite in questione appartiene alla rarissima classe delle angriti, rocce vulcaniche tra le più antiche del nostro sistema planetario.
Queste angriti si distinguono per la loro enigmatica composizione chimica.
Inizialmente, si ipotizzava che provenissero da piccoli asteroidi con un raggio tra i 100 e i 200 chilometri.
Tuttavia, le analisi condotte dai ricercatori, sotto la guida di Aaron Bell, hanno rivelato un’anomalia significativa.
Cristalli ricchi di alluminio e pressioni estreme
I cristalli che compongono il meteorite sono incredibilmente ricchi di alluminio.
Questa caratteristica è considerata un segno inequivocabile che la roccia si è formata in condizioni di fortissima pressione, almeno 17,5 kilobar, ovvero oltre 17 volte la pressione presente sul fondo della fossa delle Marianne, il punto più profondo della Terra.
Tali condizioni estreme non avrebbero potuto esistere all’interno di un piccolo asteroide, suggerendo che il corpo celeste originario dovesse essere molto più grande.
Dimensioni del protopianeta
Se i cristalli si fossero formati alla massima profondità teorica possibile, al confine tra il mantello roccioso e il nucleo di ferro, il protopianeta avrebbe dovuto avere un raggio di almeno 1.000 chilometri.
Questo lo renderebbe due volte più grande di Cerere, il più grande pianeta nano del Sistema Solare interno.
Se invece i cristalli fossero nati a profondità più moderate, uno scenario considerato più probabile, il raggio del pianeta avrebbe dovuto essere di almeno 1.800 chilometri, una dimensione simile a quella della Luna.
Questa ricerca apre nuove questioni sulla storia primordiale del nostro sistema planetario.
Questo post é stato letto 490 volte!