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Nazionale iraniana mondiali: condizioni difficili per il team melli

La nazionale iraniana ai mondiali affronta condizioni difficili e complesse, nonostante i progressi diplomatici tra Washington e Teheran.

Attualmente impegnata nel mondiale che si svolge tra Stati Uniti, Messico e Canada, la presenza del Team Melli in Nord America non sta producendo gli effetti unificatori delle antiche Olimpiadi, dove ogni conflitto cessava.

Il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha definito la sua squadra come “la più repressa” dell’intera Coppa del Mondo, evidenziando una situazione che va oltre le normali sfide sportive.

Spostamenti forzati e ripercussioni sulla squadra

Le dichiarazioni del ct si basano su episodi concreti.

Dopo la partita contro la Nuova Zelanda, terminata 2-2, la squadra iraniana è stata obbligata a lasciare immediatamente Los Angeles per fare ritorno alla base di Tijuana, in Messico.

Questa decisione è stata imposta dal governo degli Stati Uniti, che ha negato alla squadra di soggiornare in Arizona a causa delle tensioni politiche tra i due paesi.

Ghalenoei ha rivelato che il piano iniziale prevedeva un rientro in Messico il giorno successivo alla partita, per consentire ai giocatori un adeguato recupero.

L’obbligo di ripartire subito dopo il fischio finale ha stravolto la preparazione e i piani di viaggio.

La squadra dovrà affrontare ulteriori trasferte negli Stati Uniti per le prossime partite del girone, che si terranno a Los Angeles contro il Belgio e a Seattle contro l’Egitto.

Questi continui viaggi aerei tra Messico e Stati Uniti hanno generato frustrazione e malcontento tra i giocatori e lo staff.

Mehdi Taremi, ex attaccante dell’Inter, ha sottolineato come questi disagi non siano favorevoli alla preparazione atletica, ma ha assicurato che la squadra darà comunque il massimo.

Malessere e richiesta di supporto alla FIFA

Gli spostamenti continui non solo influiscono sulle prestazioni sportive, ma anche sul morale della squadra.

I giocatori iraniani stanno manifestando un crescente malessere per il trattamento ricevuto durante il mondiale.

Taremi ha espresso il desiderio che la FIFA intervenga per supportare la squadra in questa situazione difficile.

Un ulteriore motivo di frustrazione è stato il divieto imposto al presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, e ad altri membri dello staff di recarsi negli Stati Uniti.

Tensione politica e passione sportiva

L’atmosfera tesa non si è limitata ai problemi logistici.

A Los Angeles, città con la più grande comunità iraniana all’estero, l’inno nazionale è stato accolto da fischi e applausi misti.

Alcuni tifosi hanno mostrato bandiere iraniane prerivoluzionarie, nonostante il divieto della FIFA.

Tuttavia, al fischio d’inizio, la politica ha lasciato spazio al calcio, concentrando l’attenzione sul campo da gioco.

La squadra iraniana si prepara ora ad affrontare il Belgio, con quattro giorni di riposo in Messico, un paese che, secondo il ct, ha saputo far sentire la squadra a casa.

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Di Claudia

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