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John lennon rivive con l’intelligenza artificiale: un documentario a cannes
L’ultima intervista di John Lennon, rilasciata poche ore prima della sua tragica scomparsa l’8 dicembre 1980, è al centro di un nuovo documentario presentato a Cannes.
Grazie all’uso innovativo dell’intelligenza artificiale, John Lennon rivive intelligenza artificiale in un’opera che sta commuovendo e facendo riflettere il pubblico.
Sebbene l’intervista sia già disponibile su piattaforme come YouTube, l’approccio del regista Soderbergh trasforma il materiale in un’esperienza profonda e toccante.
L’innovazione tecnologica al servizio della memoria
Il documentario di Soderbergh utilizza immagini pubbliche e private, frammenti di filmati e spezzoni di concerti, il tutto accompagnato dalla voce inconfondibile di Lennon e dagli interventi di Yoko Ono.
Non si tratta di una “resurrezione” digitale in stile umanoide, ma di un’accurata ricostruzione che permette di sentire le voci dei protagonisti mentre le loro vite si susseguono sullo schermo.
L’impatto emotivo è forte, soprattutto per la rilevanza profetica delle parole di John Lennon su temi come la politica, la paternità, le relazioni di coppia, il femminismo e il senso dell’essere artisti.
La sua riflessione sul valore della vita al di fuori del lavoro, a quasi cinquant’anni di distanza, risuona con un’attualità sorprendente, superando l’impatto dei pur presenti “giochi tecnologici dell’IA”, che, come specificato dal regista, costituiscono solo il 10% della pellicola.
Le parole profetiche di un’icona musicale
Ci si interroga su cosa sarebbe diventato John Lennon se non fosse stato assassinato a soli 40 anni, nel pieno della sua fioritura intellettuale.
Nell’intervista, Lennon pronuncia frasi che sembrano il manifesto di un movimento contro le gerarchie, affermando: “Non abbiamo bisogno di leader guida popolo, di politici ipnotizzanti dai poteri soprannaturali, perché siamo noi, con le nostre comunità, con la società civile responsabili di migliorare il mondo, di vivere in pace”.
Queste parole, cariche di un significato politico e sociale, sottolineano la sua visione di un mondo più equo e pacifico, affidato alla responsabilità collettiva.
L’eredità dei beatles e il valore artistico
L’eredità dei Beatles è inesauribile, con continue scoperte, restauri e riproposizioni che ne mantengono viva la memoria.
Al di là degli innegabili aspetti commerciali che ogni operazione che li riguarda può avere, il loro materiale musicale e umano rimane di un valore inestimabile.
La presenza di Peter Jackson a Cannes, fresco di Palma d’Oro d’Onore e autore del documentario “Get It back” sul backstage di “Let It Be”, conferma l’interesse continuo per la storia dei Fab Four.
Anche Sean Lennon, figlio di John e Yoko, ha preso parte all’evento, inviando una lettera letta in anteprima mondiale a Cannes, nella quale ha descritto il documentario come “più di un documentario, ma di fatto una lunga canzone” del padre.
L’intervista intima e le riflessioni personali
L’intervista integrale utilizzata da Soderbergh fu realizzata da una piccola troupe della stazione radiofonica KFRC di San Francisco, l’unica concessa da Lennon in occasione dell’uscita dell’album “Double Fantasy”.
Poco prima, Anne Leibovitz aveva realizzato il celebre servizio fotografico della coppia per Rolling Stone.
Nell’atmosfera intima del Dakota Building, tra moquette bianca e un pianoforte, Lennon si aprì in confidenza, parlando di aspetti personali della sua vita, andando oltre la comune intervista promozionale.
Raccontò l’inizio della sua connessione con Yoko Ono, paragonandola all’intesa creativa che aveva avuto con Paul McCartney: “Dopo 12 anni Yoko ha avuto su di me la stessa potenza”.
Si dedicò anche a descrivere la sua giornata tipo, rivelando la sua dedizione alla paternità: “La mia giornata tipo?
Mi alzo alle 6, caffè e sigaretta, preparo il breakfast per Sean, gli concedo qualche cartone animato come Sesame Street ma non la pubblicità perché ipnotizza su zuccheri e junk food invece noi a casa mangiamo sano, lo porto a scuola, torno a letto, lavoro dalle 13 alle 17, alle 17.30 si cena, poi faccio il bagnetto a Sean e mi vedo un po’ di Walter Cronkite alla TV prima di dormire.
Yoko?
Lei e’ workhaolic, lavora sempre”.
Questa concezione di un padre presente e attento era anni luce avanti rispetto ai suoi tempi, con la sua convinzione che “il lavoro non debba essere totalizzante e la qualità della vita non deve dipendere dal lavoro”.
Lennon rifletteva anche sulla fine dei Beatles, attribuendola alla “macchina infernale che eravamo dovuti diventare per contratto”, ribadendo che per lui la musica rimaneva “arte libera creativa”.
Tra le curiosità più inaspettate, la sua ammissione di adorare la disco music, rivelando una sfaccettatura meno nota della sua personalità.
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