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Violenza a scuola: il ruolo dei social e l’isolamento giovanile
La crescente ondata di violenza a scuola, un fenomeno che preoccupa la società, è oggetto di analisi da parte di esperti che cercano di comprenderne le radici profonde.
Il ruolo dei social media e l’isolamento giovanile sembrano essere fattori chiave in questa dinamica complessa.
L’emulazione e la normalizzazione della violenza
Il peso dei social e l’isolamento
Secondo Marco Dugato, ricercatore senior del Centro studi di criminologia Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, la vicinanza temporale degli episodi violenti suggerisce un forte elemento di emulazione tra i giovani.
A questo si aggiunge una difficoltà crescente nelle relazioni sociali e una preoccupante assuefazione alla violenza, che appare sempre più normalizzata.
Sebbene ogni caso abbia le sue specificità, un tratto comune è l’isolamento e il ritiro sociale dei ragazzi, che spesso trovano nel mondo online un rifugio per la propria identità.
Qui, alcuni si inseriscono in gruppi e chat dove la violenza e la prevaricazione diventano dominanti, offrendo una falsa sensazione di sicurezza.
Abbassamento dell’età e fruizione di contenuti violenti
Si registra un preoccupante abbassamento dell’età dei ragazzi coinvolti negli episodi di violenza, parallelamente a un accesso sempre più precoce a contenuti violenti sui social da parte di preadolescenti e bambini.
Vi è un interesse quasi morboso per i temi legati ai crimini, alimentato da serie tv, podcast e post di influencer.
Questa esposizione costante contribuisce a una sorta di normalizzazione della violenza, rendendola meno estranea e più accettabile agli occhi dei più giovani.
Soluzioni e prevenzione: psicologi, non metal detector
L’inefficacia dei controlli repressivi
Di fronte agli episodi di aggressione, Federico Tonioni, psichiatra e responsabile del Centro per il cyberbullismo del Policlinico Gemelli di Roma, sottolinea come l’aumento dei controlli, come l’introduzione di metal detector, non sia una soluzione efficace.
Un approccio meramente repressivo potrebbe persino avere un effetto controproducente.
Se uno studente intende aggredire un compagno o un docente, può farlo al di fuori dell’ambiente scolastico e non è necessariamente legato all’uso di armi specifiche.
L’importanza dello psicologo a scuola
La vera soluzione, secondo gli esperti, risiede nell’introduzione di psicologi nelle scuole.
I giovani, infatti, chiedono ascolto e supporto per affrontare le loro difficoltà emotive e relazionali.
La presenza di professionisti qualificati può offrire uno spazio sicuro per esprimere disagi e prevenire l’escalation di comportamenti violenti.
L’impatto degli schermi e la consapevolezza genitoriale
La dicotomia tra popolarità e vergogna
L’uso pervasivo e precoce dei dispositivi digitali è un altro fattore cruciale.
I ragazzi vivono una dicotomia tra la ricerca di popolarità online e il senso di vergogna, costantemente immersi in schermi portatili e interattivi.
Lo smartphone è percepito come una parte integrante della loro esistenza fin dalla nascita.
La necessità di consapevolezza degli adulti
La prevenzione dovrebbe iniziare già dalle scuole elementari e coinvolgere attivamente anche gli adulti.
Molti genitori, infatti, non hanno piena consapevolezza dei rischi legati all’evoluzione digitale, che è stata talmente rapida da non permettere lo sviluppo di adeguate difese.
Spesso sono gli stessi genitori a introdurre i bambini sui social, postando le loro foto, creando nuove forme di “assenza genitoriale” di cui non si è ancora pienamente coscienti.
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