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Assocalzaturifici e la candidatura unesco per il made in italy

L’Assocalzaturifici unesco candidatura made in italy rappresenta un passo significativo per la valorizzazione del patrimonio manifatturiero italiano. È stato ufficializzato il Comitato promotore, presieduto da Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici e del comitato stesso, che include anche Museimpresa, Cercal e Politecnico Calzaturiero.

Questa iniziativa, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e coordinata da Assocalzaturifici, mira a esaltare le competenze e le capacità produttive della filiera calzaturiera italiana a livello nazionale.

Il ruolo del comitato promotore e la valorizzazione delle competenze

Al Comitato, in collaborazione con la Cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza, è affidata la redazione del dossier e il coinvolgimento delle comunità di praticanti.

Questo aspetto è centrale per la Convenzione Unesco del 2003, poiché include imprese, territori, competenze e nuove generazioni chiamate a custodire questo importante patrimonio.

Il ministro Urso ha sottolineato che “La calzatura italiana rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del nostro sistema produttivo.

Sosteniamo questa iniziativa perché valorizza un patrimonio di competenze nato nei distretti industriali italiani e fondato sull’equilibrio tra tradizione, innovazione e qualità del lavoro.

Significa rafforzare un modello produttivo che distingue l’Italia nel mondo.”

Formazione e futuro del settore calzaturiero italiano

Nel panel dedicato al capitale umano e al ricambio generazionale, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha evidenziato l’importanza della formazione tecnico-professionale.

Questa formazione è cruciale per creare continuità tra scuola e impresa e per sostenere l’evoluzione delle competenze richieste dal settore.

Ha ribadito che “La scuola e la formazione tecnico-professionale sono chiamate a costruire le competenze che sosterranno il futuro del Made in Italy.

Dobbiamo rafforzare il legame tra istruzione e lavoro e accompagnare i giovani verso percorsi capaci di coniugare qualità, specializzazione e opportunità.

Gli istituti tecnici sono pronti per essere denominati licei, basta con le differenziazioni.”

Il consenso dei territori e l’identità produttiva

Durante l’incontro è emerso un ampio consenso da parte delle principali regioni della filiera, tra cui Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana, a testimonianza della dimensione nazionale del progetto.

Giovanna Ceolini ha affermato: “Questa proposta nasce dalla volontà di riconoscere il valore culturale di un’eredità che appartiene all’intero Paese.

La calzatura italiana unisce competenze tecniche, identità territoriali e capacità di evolvere nel tempo. È l’occasione per rendere visibile un patrimonio di conoscenze che costituisce una parte essenziale della nostra identità produttiva.”

Memoria d’impresa e attrattività economica

Il tema della memoria d’impresa e dell’evoluzione del know-how è stato approfondito da Giovanna Ferragamo Gentile, presidente della Fondazione Ferragamo, che ha sottolineato il valore della continuità tra dimensione creativa, tecnica e produttiva.

Pier Luigi Petrillo, direttore della Cattedra Unesco all’Università Unitelma Sapienza, ha illustrato il perimetro tecnico della candidatura, evidenziando come il riconoscimento riguardi un sistema vivo di pratiche e comunità, con ricadute positive anche in termini di attrattività economica, turistica e professionale.

Il Ministro plenipotenziario Filippo La Rosa ha infine evidenziato il ruolo della narrazione territoriale e del soft power nella proiezione internazionale del sistema produttivo italiano.

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