ADSENSE
|
Questo post é stato letto 40 volte!
Cristiano Ronaldo Portogallo brand: un legame indissolubile che va oltre il campo da gioco.
La recente prestazione di Cristiano Ronaldo nella partita Portogallo-RD Congo ha sollevato interrogativi sulla sua utilità nel contesto tecnico-tattico della squadra.
Nonostante le evidenze empiriche e le analisi accademiche suggeriscano una scarsa incisività, con statistiche eloquenti come zero tiri in porta, zero dribbling riusciti e zero passaggi chiave, il CT Roberto Martínez ha difeso la sua decisione di non sostituire il campione.
Questa situazione rivela una posta in gioco altissima che trascende il mero aspetto sportivo.
Il peso del brand cr7 nel calcio moderno
Le performance di Cristiano Ronaldo, sebbene talvolta deludenti, non sembrano intaccare il suo status di “miglior giocatore di sempre” agli occhi di molti, inclusi gli addetti ai lavori.
Questo accade perché Ronaldo è diventato un megabrand globale, una vera e propria multinazionale che funge da testimonial per nazioni e aziende, raggiungendo un’influenza planetaria.
La sua figura è così potente da rendere impensabile una sua sostituzione, anche in momenti di difficoltà, per non intaccare l’immagine commerciale e la riconoscibilità che porta con sé.
Riconoscenza e implicazioni politiche
Il Portogallo, sia come nazionale di calcio che come nazione, deve a Cristiano Ronaldo una riconoscenza quasi illimitata.
CR7 ha trasformato la percezione globale del suo Paese, rappresentandolo e raccontandolo come nessun altro ha mai fatto, non solo nel calcio.
Di conseguenza, qualsiasi decisione che possa sminuire la sua figura, come una sostituzione anticipata, verrebbe interpretata come una mossa anti-commerciale con forti ripercussioni. È un obbligo non scritto per il CT, chiunque esso sia, schierare Ronaldo, come dimostrato dalla sorte di Fernando Santos, che osò metterlo in panchina nel Mondiale in Qatar 2022 e fu esonerato poco dopo.
Il dilemma del CT e la scelta inevitabile
Roberto Martínez, l’attuale CT del Portogallo, si trova in una posizione delicata.
I dati parlano chiaro: delle 41 partite sotto la sua guida, Ronaldo ne ha giocate 32 da titolare e solo una da subentrato, saltando principalmente amichevoli o a causa di microinfortuni.
La sua presenza è considerata un obbligo, anche se le sue prestazioni non sono sempre all’altezza delle aspettative.
Agli ultimi Europei, ad esempio, Ronaldo ha giocato tutte le partite dal primo minuto, con un bilancio di zero gol e un solo assist decisivo.
Il futuro della relazione tra cr7 e il portogallo
La questione cruciale è fino a quando sarà sostenibile questa dinamica.
Per quanto tempo ancora il CT del Portogallo dovrà convivere con l’obbligo di schierare CR7, anche se le sue prestazioni non sono ottimali?
La posta in gioco è altissima e va oltre lo sport, gli sponsor e persino la politica.
Ronaldo, a 41 anni, non è abituato a rinunciare a nulla.
Ama il suo Paese e la sua Nazionale, ma ama anche il suo brand, e al momento questi due amori non possono più convivere senza compromessi.
La Federazione portoghese e il CT Martínez sembrano aver fatto la loro scelta: Ronaldo c’è e ci sarà finché lo desidera, anche se gioca male, anche se il Portogallo pareggia e lui viene considerato tra i peggiori in campo.
Questa situazione, per quanto possa sembrare assurda nel contesto del calcio, riflette una realtà complessa e profondamente radicata.
Questo post é stato letto 40 volte!