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Cresce l’allerta per la sicurezza dei dispositivi medici connessi
I dispositivi medici connessi vulnerabilità sono un tema di crescente preoccupazione nel panorama tecnologico attuale.
Dopo un periodo di stabilità, il numero di vulnerabilità identificate sta nuovamente aumentando, come evidenziato dai dati dell’Osservatorio Cyber4Health.
Questo fenomeno riguarda migliaia di modelli e centinaia di milioni di dispositivi in uso, che spaziano dalle macchine diagnostiche come i sistemi radiologici e le TAC, fino a dispositivi impiantabili come pompe insuliniche e pacemaker.
La scoperta di queste vulnerabilità è spesso il risultato di test di verifica approfonditi o del lavoro di ricerca di esperti e aziende produttrici, prima ancora che si verifichino incidenti reali o che i pazienti vengano coinvolti.
Le cause dietro l’aumento delle vulnerabilità
Sebbene il numero di vulnerabilità scoperte non sia ancora tale da generare allarme sociale, rappresenta un segnale significativo per il settore sanitario, che sta vivendo una trasformazione digitale e una crescente interconnessione.
L’incremento delle vulnerabilità può essere attribuito a due fattori principali.
In primo luogo, c’è una maggiore attenzione e un impegno più intenso nella ricerca di questi punti deboli rispetto al passato.
In secondo luogo, il mutato contesto geopolitico, caratterizzato da un’elevata conflittualità digitale, ha accresciuto l’interesse verso possibili falle nelle tecnologie medicali.
La sfida della protezione a lungo termine e la security-by-design
Molti dispositivi medici sono progettati per avere una vita utile molto lunga, anche di 10 o 20 anni.
Questo rende estremamente complesso garantire una protezione efficace contro minacce informatiche che potrebbero emergere in futuro.
Per affrontare questa sfida, le nuove normative stanno introducendo il concetto di “security-by-design”.
Questo approccio prevede che la sicurezza non sia un elemento aggiuntivo, ma un requisito fondamentale integrato nel processo di progettazione fin dalle fasi iniziali.
In questo modo, si mira a costruire dispositivi che siano intrinsecamente più resistenti agli attacchi informatici e alle vulnerabilità future, garantendo una maggiore protezione per i pazienti e per l’intero sistema sanitario digitale.
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