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I giovani non si fidano più e questo rende difficile innamorarsi e stabilire relazioni durature, un fenomeno in crescita. Secondo lo psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, la radice di questo problema risiede nella mancanza di validazione delle emozioni dei ragazzi da parte degli adulti. Questo aspetto è centrale nel suo nuovo libro, che esplora come si vive una relazione oggi.
La solitudine e il cambiamento delle relazioni
Lancini osserva come, nonostante l'iperconnessione, molti giovani si sentano sempre più soli. Questa solitudine si manifesta in particolare nelle relazioni di coppia, che diventano un punto cruciale per comprendere le dinamiche affettive contemporanee. Il passaggio dall'amore romantico, che richiedeva sacrificio individuale, a un amore "al servizio di sé", dove la relazione è vista come uno strumento per la realizzazione personale, ha contribuito a questa trasformazione.
Emozioni non legittimate e autonomia forzata
Un elemento chiave è la modalità con cui gli adulti hanno gestito le emozioni dei figli. Spesso, pur incoraggiando l'espressione, si è posto un limite implicito: non esprimere emozioni scomode per gli adulti stessi. Questo ha portato a non legittimare sentimenti come tristezza e rabbia, fondamentali per lo sviluppo di una mente adulta. L'eccessiva spinta all'autonomia emotiva, che suggerisce di non dipendere da nessuno, rende i giovani impreparati ad affrontare le sfide di una relazione di coppia.
I giovani non si fidano più: la paura di perdere l'equilibrio
Fidarsi implica un rischio, quello di perdere il proprio equilibrio narcisistico. Per i giovani, un abbandono può essere devastante se non si hanno solide esperienze emotive alle spalle. Questo li porta a preferire relazioni meno impegnative, come le "situationship", che non richiedono una definizione chiara. Lancini sottolinea l'importanza di imparare a gestire le separazioni e a non sparire, come nel fenomeno del ghosting, ma ad affrontare i sentimenti che ne derivano.
Verso una democrazia affettiva
La soluzione non è un ritorno al passato, ma la costruzione di una "democrazia affettiva". Questo significa lavorare sulla reciproca dipendenza, bilanciando progetti individuali e di coppia, e negoziando i propri bisogni con quelli dell'altro. L'amicizia può offrire un modello, basato sulla scelta e sul riconoscimento reciproco. L'educazione affettiva, secondo Lancini, non si insegna con lezioni, ma attraverso l'ascolto e la legittimazione delle emozioni, permettendo ai giovani di sentirsi accolti e, di conseguenza, di imparare a fidarsi.
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