Nel cuore della Calabria, ogni anno si rinnova un antichissimo rito che lega musica, lavoro collettivo e devozione alla natura: la Pita di Alessandria del Carretto.
Questo evento vede la comunità impegnata nel trasporto di un enorme tronco attraverso sentieri di montagna, accompagnato incessantemente da suonatori di zampogna, organetto e tamburello.
La melodia non è semplice sottofondo; è il motore che sostiene lo sforzo fisico, alzando il morale dei partecipanti e trasformando la fatica in celebrazione.
I preparativi iniziano intorno a un fuoco dove si scaldano i rami di prugnolo, poi intrecciati intorno alle travi che serviranno a spingere il grande albero.
Man mano che i musicisti arrivano, si creano gruppi spontanei che diffondono suoni da ogni direzione, creando un’atmosfera di sovrabbondanza sonora.
Oltre agli abitanti del paese, molti visitatori provenienti da altre zone si uniscono al corteo, portando i propri strumenti e offrendo aiuto concreto: braccia per spingere il tronco, cibo e bevande per ristoro, e una volontà condivisa di partecipare attivamente alla festa.
Durante la salita, la musica accompagna ogni spinta, mentre nelle pause i ritmi si intensificano per festeggiare i piccoli successi.
Figure chiave come Paolo, che sostiene la cima dell’albero sulla spalla, e Antonio, che gli sta accanto suonando la zampogna, illustrano perfettamente il legame tra sostegno fisico e musicale.
Questa simbiosi si ripete anno dopo anno, diventando un simbolo di continuità e di solidarietà intergenerazionale.
Una volta raggiunto il paese, il tronco viene accolto in piazza tra balli, brindisi e continui suonii.
La comunità si stringe attorno all’albero, riconoscendo che il vero valore del rito non sta solo nel trasporto materiale, ma nella capacità della musica di unire persone, di creare legami trasversali nel tempo e di offrire una spalla su cui poggiarsi anche quando le strade attorno franano e le difficoltà sembrano insormontabili.
La Pita di Alessandria del Carretto dimostra così come una tradizione musicale possa diventare un potente strumento di coesione sociale, capace di sostenere gli animi e di preservare l’identità di un luogo nonostante le avversità ambientali e sociali.





