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Niksen: l’arte olandese di non fare niente

È l’arte di “non fare niente” in modo consapevole, come per esempio guardare fuori dalla finestra o lasciare vagare i pensieri sostando a bordo di un canale, sottraendosi all’ansia di dover ottimizzare ogni singolo minuto della giornata.

Il niksen, arte olandese di non fare niente, è un concetto che sta guadagnando popolarità come antidoto al logorio della vita moderna.

Il niksen e i suoi benefici per la mente

Il concetto di niksen è stato portato alla ribalta internazionale dalla giornalista Olga Mecking con il libro “Niksen: Embracing the Dutch Art of Doing Nothing”.

I benefici e il senso del niksen sono soprattutto legati allo spazio mentale che si viene a creare.

Lasciare la mente libera permette al cervello di attivare il Default Mode Network, la rete neurale in cui si elaborano i ricordi e nascono le idee migliori.

Un antidoto allo stress e alla cultura della performance

Ma il niksen è anche un ovvio antidoto al burnout.

Permette infatti di staccare dalla cultura della performance e di ridurre l’ansia legata all’essere sempre produttivi e produttive.

In una società iper-richiedente, fermarsi diventa una forma di resistenza, forse l’unica vera forma di resistenza.

Il niksen è un potente gesto di ribellione, un modo per ribellarsi ai tempi che corrono.

Niksen: intenzionalità e libertà dal risultato

La parola olandese “niksen” vuol dire, alla lettera, “fare niente”, concedersi un tempo senza scopo.

La giornalista Olga Mecking lo racconta nel suo libro come una forma intenzionale di inattività.

In sostanza, il niksen è fare niente nell’ottica del “let go of the outcome”, cioè smettere di misurare ogni gesto in base a un risultato.

Oltre la produttività: il valore del “non fare”

Anche una passeggiata, dice Mecking, ormai deve servire ai diecimila passi o anche il riposo deve produrre qualcosa, tipo “benessere”.

Il niksen prova a sospendere questa contabilità e a liberarci.

Mecking insiste anche su un altro punto, cioè sul fatto che non fare niente per molti adulti è difficilissimo, perché siamo cresciuti dentro responsabilità, doveri, aspettative sociali e, perché no, autoimposte.

Niksen: un risveglio individuale e consapevole

Da bambini e bambine è invece più naturale perdersi nei pensieri, poi in qualche modo disimpariamo a farlo così che, da adulti, appena ci fermiamo, arriva il senso di colpa.

Nel libro viene soprattutto distinto il niksen da altre attività che sembrano riposo ma sono di riempimento: guardare un film, scrollare i social, leggere le mail, pianificare la cena o ascoltare podcast o ancora pensare a cosa andrà fatto l’indomani.

Il niksen è una scelta radicale e consapevole, occorre imparare a praticarlo partendo da casa.

L’origine del niksen: un fenomeno moderno

Un’altra cosa interessante è che Mecking non lo presenta come una sapienza antica o tipica olandese: lei incontra il termine nel 2018 in una rivista gratuita da supermercato, poi lo propone al New York Times nel 2019 con un articolo che diventa virale e da lì nasce il libro.

Questo dimostra come il niksen sia più un risveglio individuale contemporaneo che una tradizione secolare.

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Di Claudia

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