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Le estati italiane sono sempre più calde, portando a un maggiore utilizzo dei condizionatori.
In questo contesto, i pannelli fotovoltaici installati sulle abitazioni potrebbero svolgere un ruolo cruciale nell’assorbire una parte significativa dell’aumento del consumo elettrico.
Uno studio recente ha esaminato come i pannelli fotovoltaici caldo estremo influiscano sul consumo energetico, evidenziando il loro potenziale per mitigare il carico sulla rete.
L’impatto del riscaldamento climatico sui consumi energetici
Le ricerche condotte da economisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) hanno analizzato l’incrocio di dati sul consumo elettrico, statistiche sugli impianti fotovoltaici e proiezioni climatiche.
L’obiettivo era quantificare l’incremento dei consumi per il raffrescamento domestico e la capacità dell’autoproduzione energetica di assorbire tale aumento.
Crescita prevista dei consumi
Le stime indicano che il riscaldamento climatico potrebbe far aumentare i consumi elettrici domestici per il raffrescamento di 2-3 TWh all’anno entro il 2050.
Questo incremento rappresenta circa il 5% dei consumi residenziali registrati nel 2023, che ammontavano a 69 TWh.
Senza una maggiore diffusione del fotovoltaico, la sola domanda aggiuntiva legata al caldo potrebbe salire a circa 2,8 TWh, segnando un aumento del 44% rispetto ai consumi storici per il comfort termico.
Il ruolo del fotovoltaico nell’assorbimento del carico
Una maggiore diffusione dei pannelli fotovoltaici, in linea con gli obiettivi nazionali, potrebbe cambiare radicalmente lo scenario.
Attualmente, circa il 6% delle famiglie italiane possiede un impianto solare, una percentuale che potrebbe salire al 14-15% entro il 2030 e al 22-24% entro il 2050.
In questo scenario, l’autoproduzione potrebbe assorbire quasi la metà del carico aggiuntivo imposto dal riscaldamento globale sulla rete elettrica nazionale.
Riduzione dei prelievi dalla rete nei giorni più caldi
Le abitazioni già dotate di fotovoltaico mostrano una notevole capacità di ridurre i prelievi di elettricità dalla rete.
Nei giorni con temperature superiori ai 30°C, quando i condizionatori sono più attivi, queste case riescono a diminuire i consumi dalla rete fino al 68%.
Questo è reso possibile dalla coincidenza tra le ore di maggiore irraggiamento solare e i picchi di consumo per il raffrescamento.
Durante i mesi estivi, la riduzione della domanda nelle ore di punta varia tra il 15% e il 18%.
Disuguaglianze territoriali e strategie future
Lo studio evidenzia anche una disuguaglianza territoriale.
Le regioni del Nord e le isole, dove la penetrazione del fotovoltaico domestico è più alta, sono quelle che potrebbero trarre i maggiori benefici dall’autoproduzione.
Al contrario, le grandi aree urbane del Centro-Sud, come Roma, Napoli, Milano e Palermo, sono considerate in una “doppia vulnerabilità”.
Queste aree saranno tra le più colpite dall’aumento delle temperature, ma presentano una diffusione dei pannelli solari relativamente bassa.
Poli di crescita della domanda e soluzioni
Gli incrementi più significativi della domanda di elettricità per il raffrescamento sono attesi lungo la costa tirrenica del Centro Italia e nelle aree romana e napoletana.
Regioni come Sicilia e Veneto, grazie a una maggiore presenza di impianti, dimostrano una capacità superiore di gestire i nuovi fabbisogni energetici causati dalle ondate di calore.
Gli esperti suggeriscono che il fotovoltaico è uno strumento concreto per l’adattamento ai cambiamenti climatici.
La sfida futura sarà implementare politiche mirate nelle grandi città e nelle regioni più esposte al caldo, attraverso incentivi e norme edilizie specifiche, per garantire che nessuna area resti esclusa dai benefici dell’autoproduzione energetica.
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