Slavina sul Gran Sasso: rifugio distrutto senza feriti
Una grande slavina si è staccata sul massiccio del Gran Sasso, travolgendo e distruggendo un rifugio situato a 1.650 metri di altitudine.
L’evento, avvenuto su un tratto del Sentiero Italia, ha fortunatamente risparmiato vite umane, non essendoci persone presenti all’interno o nelle vicinanze della struttura al momento del crollo.
La notizia è stata diffusa dal sindaco di Fano Adriano, in provincia di Teramo, che ha sottolineato come la situazione avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Il rifugio e il rischio scampato
Il rifugio colpito dalla massa di neve era una struttura storica, originariamente utilizzata come punto di ristoro per i pastori durante la transumanza.
Attualmente di proprietà dell’amministrazione comunale, aveva avuto diverse gestioni nel corso degli anni, l’ultima delle quali si era conclusa circa due anni fa.
Era in corso l’organizzazione per affidarne la gestione al CAI di Teramo.
Le autorità locali hanno evidenziato il pericolo scampato, paragonando la potenziale tragedia a eventi passati di grave entità.
Il primo cittadino ha spiegato che, sebbene in passato fosse in vigore un’ordinanza che vietava l’accesso al rifugio, il sentiero era stato successivamente riaperto.
Tuttavia, al momento dell’incidente, la zona era nuovamente impraticabile a causa dell’abbondante nevicata.
Non è la prima volta che il rifugio è interessato da fenomeni simili; in passato, altre slavine avevano interessato la struttura, senza mai causare feriti.
Questa volta, la forza della natura ha causato la distruzione completa del rifugio, ma la mancanza di presenze umane ha evitato un bilancio drammatico.





