JavaScript malevolo - 16000 siti distribuiscono codice

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Un recente studio ha rivelato che circa 16.000 siti web stanno distribuendo codice JavaScript malevolo, mettendo a rischio milioni di visitatori ogni mese. Il problema non riguarda solo l'individuazione di questi attacchi, ma anche la difficoltà di avvisare tempestivamente i proprietari dei portali compromessi.

Scott Helme, un esperto di sicurezza informatica, ha evidenziato come migliaia di siti continuino a diffondere script dannosi senza che i loro gestori ne siano a conoscenza. Questo fenomeno coinvolge attività commerciali, servizi online e utenti ignari. Gli strumenti di rilevamento stanno migliorando, ma i meccanismi di comunicazione delle vulnerabilità non riescono a tenere il passo.

La portata del problema del JavaScript malevolo

L'indagine, condotta tramite le funzionalità di Threat Intelligence, ha identificato 15.579 siti compromessi, con una stima di oltre 135 milioni di visite mensili complessive. Questa è una stima prudenziale, basata su prove concrete di infezione, e ci sono altri domini sospetti ancora in fase di verifica.

Il codice JavaScript malevolo può assumere diverse forme. Alcuni script sottraggono dati di carte di pagamento durante gli acquisti, in attacchi simili a Magecart. Altri utilizzano tecniche ClickFix per indurre gli utenti a installare malware. Sono stati rilevati anche sistemi che sfruttano vulnerabilità dei dispositivi per distribuire spyware, oltre a reindirizzamenti verso pagine fraudolente e falsi avvisi di sicurezza.

Le compromissioni possono avvenire tramite vulnerabilità di piattaforme come WordPress, l'incorporazione inconsapevole di script infetti da fornitori esterni, falle XSS o l'uso di domini scaduti.

Difficoltà nell'avvisare i proprietari

La parte più complessa è la comunicazione delle compromissioni. Il team di Scott Helme tenta di contattare direttamente le organizzazioni responsabili dei siti più esposti, ma questo richiede risorse considerevoli e produce risultati limitati. Molti messaggi rimangono senza risposta e le informazioni di contatto spesso non sono sufficienti.

Una possibile soluzione sarebbe coinvolgere i CERT e i centri nazionali per la cybersicurezza, che potrebbero avere canali istituzionali più efficaci. Report URI si è detta disponibile a condividere le informazioni sui domini compromessi con gli organismi competenti, in particolare quelli europei. La lista completa dei portali coinvolti non è stata pubblicata per evitare di penalizzare ulteriormente le vittime o di fornire ai criminali informatici un elenco di bersagli.

Anche l'uso dei dati WHOIS e dei provider di hosting presenta ostacoli, poiché le informazioni sui proprietari dei domini sono spesso insufficienti e l'uso di CDN e servizi proxy complica l'identificazione dell'infrastruttura di hosting. La questione evidenzia la necessità di una collaborazione più strutturata tra ricercatori, istituzioni e operatori tecnologici per trasformare le informazioni raccolte in interventi concreti. La sicurezza digitale richiede non solo la scoperta degli attacchi, ma anche la capacità di impedirne la continuazione.

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Di Pablo