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Il nuovo regolamento europeo , che entrerà in vigore dal 14 dicembre 2027, mira a introdurre uno stop al lavoro forzato, vietando la commercializzazione nell'Unione europea di prodotti realizzati, anche solo parzialmente, attraverso questa pratica. Questa iniziativa rappresenta un passo importante nella tutela dei diritti umani e nella promozione di catene di approvvigionamento etiche, dimostrando che un cambiamento è possibile quando governi e imprese si assumono le proprie responsabilità.
Differenze con la direttiva sulla due diligence
È fondamentale distinguere questo regolamento dalla direttiva sulla due diligence (Csddd). Mentre la Csddd si applica solo a grandi società europee con specifici requisiti di dipendenti e fatturato, il regolamento sullo stop al lavoro forzato ha un ambito di applicazione universale. Riguarda tutti i prodotti, indipendentemente dal settore e dal Paese di origine, includendo sia i beni importati che quelli fabbricati all'interno dell'Unione europea.
Meccanismi di controllo e applicazione
A differenza della Csddd, che impone alle imprese di individuare e prevenire impatti negativi, il nuovo regolamento vieta direttamente la commercializzazione di prodotti realizzati con lo sfruttamento dei lavoratori. Non richiede una certificazione preventiva generalizzata da parte delle aziende. Saranno le autorità pubbliche, sia nazionali che la Commissione europea, a condurre indagini, concentrandosi sui settori e sulle aree geografiche a maggior rischio di lavoro forzato.
Le indagini potranno essere avviate a seguito di segnalazioni, denunce o rapporti di organizzazioni civili. Se verranno accertati elementi sufficienti, le autorità potranno richiedere alle aziende documentazione sulla provenienza dei prodotti e sulle misure adottate per prevenire lo sfruttamento. In caso di conferma del ricorso al lavoro forzato, sarà possibile vietare la commercializzazione del prodotto, ordinarne il ritiro dal mercato e impedirne l'esportazione.
Prepararsi allo stop al lavoro forzato
Le imprese hanno tempo fino al 14 dicembre 2027 per adeguarsi. Questo implica un'approfondita conoscenza della propria filiera produttiva, dalla confezione del prodotto alla fornitura delle materie prime e alle lavorazioni in subappalto. È essenziale mappare fornitori e subfornitori, identificare i Paesi e le lavorazioni più esposte al rischio e raccogliere informazioni affidabili sulle condizioni di lavoro. La collaborazione con i partner commerciali sarà cruciale per affrontare le criticità e migliorare le condizioni lavorative, andando oltre la semplice raccolta di certificazioni.
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