‘Ndrangheta: Le ipotesi dei clan nelle Preserre vibonesi
La “Casa di Gerocarne” e le intercettazioni chiave
Le recenti indagini sull’operazione “Jerakarni” hanno svelato dinamiche complesse all’interno delle organizzazioni criminali calabresi, in particolare nelle Preserre vibonesi.
Al centro delle intercettazioni, avvenute nella cosiddetta “Casa di Gerocarne”, un punto di riferimento per il clan, sono emerse conversazioni in cui membri della cosca Emanuele Idà avanzano teorie su una possibile influenza occulta del potente clan Mancuso di Limbadi dietro arresti e blitz dell’antimafia.
Questa inchiesta, frutto di oltre quattro anni di lavoro coordinato dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Polizia di Stato, ha portato all’emissione di 54 misure cautelari, scuotendo profondamente la criminalità organizzata locale.
I dialoghi registrati offrono uno spaccato delle preoccupazioni e delle strategie dei clan, dall’organizzazione degli affari illeciti alla discussione su come eludere i controlli delle forze dell’ordine.
Latitanza e complottismo: le teorie dei clan
All’interno della “Casa di Gerocarne”, le discussioni tra Marco e Michele Idà, Antonio Campisi e Filippo Mazzotta, tutti presunti affiliati alla cosca Emanuela-Idà, hanno toccato numerosi argomenti.
Si è parlato della capacità dei latitanti, come i Maiolo, di sfuggire alla cattura, anche in condizioni estreme, nascondendosi in luoghi impervi o persino sottoponendosi a interventi chirurgici in clandestinità.
Il discorso si è poi orientato sulla figura di Antonio Forastefano, ex boss divenuto collaboratore di giustizia, la cui testimonianza avrebbe contribuito alla condanna all’ergastolo di Bruno Emanuele.
Secondo i membri del clan intercettati, dietro il pentimento di Forastefano ci sarebbero state “forze estreme”, alimentando un clima di complottismo e sfiducia.
La presunta “regia occulta” dei Mancuso
L’ombra dei Mancuso sulle operazioni antimafia
Un elemento ricorrente nelle conversazioni intercettate è l’ipotesi di una “regia occulta” del clan Mancuso.
La condanna di Bruno Emanuele è stata definita “strana” dai membri del clan, che hanno suggerito l’intervento di “forze più grosse” provenienti dal “comprensorio di Limbadi-Nicotera”, storicamente roccaforte dei Mancuso.
Questa teoria si è estesa anche ad altre operazioni di polizia, come l’operazione Ghost e l’operazione Declino, che secondo gli intercettati avrebbero avuto il coinvolgimento dei Mancuso.
Il complottismo rivela non solo un tentativo di giustificare le sconfitte subite, ma anche un senso di amarezza per la condanna di Bruno Emanuele, con l’idea che la sua libertà avrebbe potuto alterare il corso degli eventi.
Sebbene queste ipotesi siano state definite “stravaganti” dagli inquirenti, soprattutto alla luce dei duri colpi inferti dalla giustizia al clan di Limbadi, esse evidenziano la percezione interna ai gruppi criminali e le loro strategie per interpretare e reagire all’azione dello Stato.





