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Le urne si apriranno martedì 27 ottobre 2026, segnando l'inizio ufficiale della corsa di Gadi Eisenkot per la carica di primo ministro di Israele e per la maggioranza della Knesset. Queste elezioni rappresentano il primo appuntamento politico dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, che hanno modificato profondamente le relazioni tra Palestina e Israele.
Gadi Eisenkot, già capo di Stato Maggiore dell'IDF, è entrato nel governo israeliano il 12 ottobre 2023 come ministro senza portafoglio e osservatore del gabinetto di guerra. Tuttavia, si è dimesso nel giugno 2024 a causa di disaccordi con la linea della coalizione governativa nella Striscia di Gaza. Nel settembre 2025, a poco più di un anno dalle sue dimissioni, ha fondato il partito Yashar, con l'obiettivo di presentarsi come alternativa all'attuale governo.
La carriera militare di Eisenkot
Nato a Tiberiade nel 1960 da genitori immigrati marocchini, Eisenkot, 66 anni, ha trascorso la sua giovinezza a Eilat, specializzandosi in studi marittimi. Dopo il diploma nel 1978, è entrato nell'esercito israeliano (IDF), dove ha intrapreso una carriera di quarant'anni. Da semplice caposquadra, è salito ai vertici, diventando capo plotone e vice comandante di compagnia. Ha partecipato alla prima guerra del Libano (1982) e in seguito è stato nominato comandante della compagnia fucilieri del 51º Battaglione Golani.
Durante la seconda guerra del Libano (2006), Eisenkot ha diretto le operazioni dell'IDF. Successivamente, ha assunto il comando del fronte settentrionale e nel 2008 ha elaborato la Dottrina Dahiya, mirata a contrastare la minaccia di Hezbollah in Libano. Questa dottrina prevede l'uso di una forza militare superiore e il danneggiamento sistematico di infrastrutture civili nei territori controllati da "forze ostili", una strategia che ha suscitato critiche da parte di organizzazioni umanitarie e legali per la sua potenziale violazione del diritto internazionale. Eisenkot è stato capo di stato maggiore dal 2015 al 2019 sotto il governo Netanyahu.
L'ingresso in politica e le dimissioni dal governo
Nonostante le polemiche legate al caso del sergente Elor Azaria nel 2016, Eisenkot ha riabilitato la sua figura ed è entrato in politica nel 2022, venendo eletto parlamentare alla Knesset. Dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, è entrato in un gabinetto di guerra d'emergenza, ma si è dimesso nel giugno 2024 per disaccordo con la strategia del "vittoria totale" del premier, che definiva "un'illusione". Eisenkot ha sostenuto la priorità della liberazione degli ostaggi, anche a costo di tregue prolungate. Successivamente ha lasciato il partito di Gantz e ha fondato Yashar.
Gadi Eisenkot sfida Netanyahu: visioni a confronto
Il partito Yashar, fondato da Eisenkot nel settembre dello scorso anno, propone misure di sicurezza rafforzate e cambiamenti radicali, in particolare per gli ultraortodossi. La sua politica, sebbene più moderata rispetto a quella di Benjamin Netanyahu, rimane ferma. Sul fronte militare, Eisenkot sostiene una linea dura contro Hamas, Hezbollah e l'Iran. Riguardo a Gaza, esclude la nascita di uno Stato palestinese sovrano, ma si oppone alla ricolonizzazione ebraica, proponendo un'amministrazione civile palestinese moderata supportata da Paesi arabi, con la sicurezza garantita da Israele.
Sugli insediamenti in Cisgiordania, Eisenkot si è mostrato evasivo, ma si oppone al blocco di insediamenti E1 e alla gestione della regione da parte del ministro di estrema destra Bezalel Smotrich, auspicando il ritorno dell'esercito al comando. A livello internazionale, Eisenkot mira a superare l'isolamento diplomatico di Israele, promuovendo un maggiore coordinamento con gli Stati Uniti e un dialogo con gli alleati occidentali. Un punto cruciale della sua agenda è la fine dell'esenzione dalla leva militare per gli ultraortodossi, una proposta che ha generato scompiglio nella comunità Haredim. Una volta al governo, Eisenkot intende istituire una commissione d'inchiesta statale indipendente sui fatti del 7 ottobre.
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