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La rivoluzione della mano robotica: percezione del movimento migliorata

Una straordinaria innovazione nel campo della robotica e delle protesi è stata sviluppata in Italia: una mano robotica che percepisce il movimento in modo estremamente naturale.

Questa tecnologia mira a ripristinare le sensazioni di movimento per gli amputati, utilizzando vibrazioni generate da magneti impiantati nei muscoli residui dell’avambraccio.

La mano robotica Mia Hand, creata dallo spin-off Prensilia della Scuola Sant’Anna, è stata testata con successo per sei settimane su un uomo di 34 anni.

La capacità di questa mano robotica percezione movimento rappresenta un passo avanti significativo per l’autonomia e la qualità della vita di chi ha subito un’amputazione.

Come funziona l’interfaccia myki

L’interfaccia, denominata Myki (Myokinetic Kinesthetic Interface), è composta da piccoli magneti inseriti nei muscoli dell’avambraccio e da una serie di bobine esterne.

Queste bobine sono in grado di far vibrare i magneti da remoto in modo mirato, stimolando così esclusivamente i muscoli. È proprio questa vibrazione a generare sensazioni di movimento naturali, consentendo all’utente di percepire, ad esempio, l’apertura e la chiusura della mano con movimenti coordinati e molto simili a quelli reali.

Prospettive future e il controllo motorio umano

Federico Masiero, primo autore della ricerca e attualmente all’Università Tecnica di Monaco (Tum), sottolinea l’importanza di questi risultati.

Egli osserva che questa tecnologia potrebbe essere la chiave per una migliore comprensione del controllo motorio umano e per il suo ripristino in persone che hanno subito un’amputazione.

Il prossimo obiettivo della ricerca è sfruttare simultaneamente i magneti impiantati sia per controllare la protesi sia per restituire percezioni sensoriali naturali.

Verso una soluzione impiantabile permanente

L’impianto iniziale era stato progettato per una durata di sei settimane, un periodo ritenuto sufficiente per una prima verifica dell’efficacia dell’interfaccia.

I risultati ottenuti sono stati estremamente promettenti, spingendo il team di ricerca a esplorare una soluzione impiantabile permanente.

Questo nuovo obiettivo sarà finanziato dal Piano Nazionale Complementare al Pnrr, attraverso il progetto Fit 4 Medical Robotics, che permetterà di studiare l’interfaccia per periodi più lunghi e con un numero maggiore di partecipanti, aprendo nuove frontiere nel campo delle protesi robotiche.

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