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Maxi operazione contro il riciclaggio di auto rubate: sei arresti a roma e provincia
Una vasta operazione condotta dai Carabinieri ha portato all’arresto di sei persone a Roma e provincia, accusate di sezionare e commercializzare veicoli rubati.
L’intervento, che ha visto l’utilizzo di droni per la sorveglianza aerea, ha permesso di smantellare un’organizzazione dedita al riciclaggio di auto rubate riciclate e alla successiva vendita illegale dei componenti.
Il blitz e le scoperte
L’azione rapida e coordinata delle forze dell’ordine ha colto di sorpresa gli indagati in pieno svolgimento delle loro attività illecite.
In un capannone situato a San Cesareo, in via dei Frutteti, i Carabinieri hanno intercettato e arrestato in flagranza di reato tutti e sei i soggetti mentre erano intenti a smontare una Volkswagen Golf, risultata rubata pochi giorni prima e denunciata presso la Stazione Carabinieri di Roma San Pietro.
Gli accertamenti successivi hanno rivelato che, poco prima dell’irruzione, il gruppo aveva già provveduto a sezionare completamente una Range Rover Evoque, anch’essa oggetto di furto e denunciata presso la Stazione Carabinieri di Roma Montespaccato.
Le parti di questo veicolo erano già state caricate su un autocarro e trasferite in un secondo deposito, ubicato a Roma in via Godrano, ritenuto dagli investigatori un centro di stoccaggio finale per la merce illecita e destinato alla commercializzazione clandestina dei componenti.
La struttura organizzativa e gli strumenti del riciclaggio
La perquisizione del capannone di San Cesareo ha svelato una vera e propria struttura organizzata per la ricettazione e il disassemblaggio di autovetture rubate.
Oltre ai componenti dei due veicoli oggetto delle operazioni di smontaggio, i Carabinieri della Compagnia Roma Piazza Dante hanno rinvenuto numerosi pezzi meccanici e di carrozzeria riconducibili a decine di altre autovetture di provenienza illecita.
Tecnologie e attrezzature sequestrate
L’indagine ha permesso di sequestrare un ingente quantitativo di attrezzature professionali, specificamente utilizzate per il disassemblaggio dei veicoli.
Tra queste, ponti sollevatori, utensili elettrici e pneumatici, smerigliatrici, avvitatori e chiavi specialistiche.
Significativo è stato anche il ritrovamento di un compattatore industriale, impiegato per ridurre il volume e smaltire i residui metallici delle scocche tagliate.
Un dettaglio cruciale è stato il sequestro di un dispositivo jammer, utilizzato per disturbare le frequenze radio e neutralizzare i sistemi di localizzazione satellitare (GPS) installati sui veicoli, impedendone così il rintracciamento da parte delle autorità o dei proprietari legittimi.
Tutti i componenti di autovetture rinvenuti sono stati posti sotto sequestro e affidati in custodia giudiziaria, in attesa delle procedure di identificazione e della successiva restituzione ai legittimi proprietari.
Le conseguenze legali per gli indagati
Gli arresti dei sei indagati, cittadini italiani e stranieri di età compresa tra i 44 e i 67 anni e residenti tra Roma e provincia, sono stati convalidati dal Tribunale di Tivoli.
In attesa del processo, l’Autorità giudiziaria ha disposto diverse misure cautelari: per uno di essi, gli arresti domiciliari; per altri quattro, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; e per il sesto, la remissione in libertà.
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