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Una recente campagna di phishing sta prendendo di mira gli account aziendali, in particolare quelli legati ai servizi Microsoft e Google, sfruttando l'interesse verso l'Intelligenza Artificiale. I criminali utilizzano pagine web che simulano **falsi inviti OpenAI** e SpaceX, promettendo accessi esclusivi o vantaggi. L'obiettivo è indurre le vittime a inserire le proprie credenziali su schermate contraffatte per sottrarre dati sensibili.
La strategia dietro i falsi inviti OpenAI
I ricercatori di Push Security hanno analizzato questa attività, evidenziando come l'identità di marchi noti possa conferire credibilità a queste esche digitali. Le pagine fraudolente promuovono iniziative dall'aspetto legittimo, come una diretta di OpenAI Academy, un briefing privato di SpaceX sul marketing o una presentazione Anthropic legata ad AWS re:Invent. Per rendere l'inganno più convincente, vengono promesse ricompense come un abbonamento ChatGPT Pro, l'accesso a Grok Heavy o azioni SpaceX, chiedendo di accedere con un profilo di lavoro per riscattarle.
Come funziona la truffa
Il meccanismo della truffa varia a seconda del servizio scelto dall'utente. Se si seleziona Microsoft, si viene reindirizzati a un'autenticazione tramite codice dispositivo gestita da Kali365. Inserendo il codice nel portale Microsoft autentico e approvando l'accesso, l'utente autorizza involontariamente una sessione controllata dagli aggressori. Successivamente, una schermata contraffatta aggiuntiva raccoglie ulteriori dati, inclusi i cookie di sessione.
Nel caso di Google, si attiva VoidProxy, che funge da intermediario per la vera pagina di accesso attraverso un proxy controllato dai criminali. Questo permette loro di acquisire password, risposte all'autenticazione a più fattori e cookie, ottenendo così una sessione già autenticata. La presenza della verifica MFA, quindi, non garantisce da sola la legittimità del processo.
Superare i controlli di sicurezza
Secondo Push Security, gli operatori di questa campagna utilizzano collegamenti abbreviati tramite servizi riconosciuti come Google e Zapier, e reindirizzamenti che rendono più difficile l'identificazione della destinazione finale. I canali di distribuzione ipotizzati includono email, social network e gruppi Telegram. Kali365 e VoidProxy sono piattaforme di phishing vendute come servizio, il che significa che infrastrutture condivise possono essere utilizzate da diversi operatori.
Per ridurre il rischio di cadere in queste truffe, le aziende dovrebbero verificare gli inviti attraverso i siti ufficiali degli organizzatori, evitando di cliccare su collegamenti ricevuti. È fondamentale non inserire codici di accesso su richiesta di pagine promozionali e segnalare al reparto IT qualsiasi autenticazione sospetta. In caso di dubbio, la verifica dovrebbe essere avviata digitando direttamente l'indirizzo del sito o tramite un segnalibro conosciuto. La sicurezza non dipende solo dai filtri tecnici, ma anche da procedure interne che rallentino le decisioni impulsive e facilitino la segnalazione di messaggi anomali.
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