Dopo anni di libertà nello scegliere i framework di sviluppo, Microsoft sta riportando Windows 11 verso le applicazioni native. L’obiettivo principale è diminuire l’uso di RAM e aumentare le prestazioni generali del sistema. Questo cambiamento è guidato dalle nuove funzionalità di .NET 10, in particolare dal Native AOT, che permette di compilare il codice direttamente in formato eseguibile senza passare attraverso il JIT.
Negli ultimi tempi il Microsoft Store ha visto una proliferazione di app basate su tecnologie web come Progressive Web App, WebView2 ed Electron. Sebbene queste soluzioni offrano vantaggi in termini di velocità di sviluppo e condivisione di codice tra piattaforme, spesso risultano pesanti sulle risorse hardware. Applicazioni popolari come certe versioni di chat e di strumenti di collaborazione possono arrivare a consumare centinaia di megabyte di RAM anche in idle, e superare il gigabyte durante l’uso attivo, a causa dell’incorporazione di un motore Chromium completo.
Microsoft riconosce che le app web non riescono a replicare pienamente comportamenti tipici delle applicazioni desktop, come la gestione avanzata offline, l’accesso profondo al file system o l’integrazione con le notifiche di sistema. Per questo motivo sta formando team interni dedicati alla realizzazione di software “100% native”, evitando l’uso di WebView o di componenti web nascosti e privilegiando framework come WinUI.
I primi segnali di questa strategia sono già visibili nel sistema operativo: parti del menu Start, ad esempio, vengono migrate da soluzioni basate su React a implementazioni costruite con WinUI, con l’obiettivo di ridurre latenza e consumo di memoria. Queste modifiche rientrano tra le 25 novità previste per Windows 11 entro la fine del 2026.
Anche applicazioni proprietarie di Microsoft, come Copilot, mostrano consumi elevati quando si basano su componenti web, spingendo l’azienda a dimostrare che il modello nativo non è solo teoricamente migliore ma concretamente più efficiente. Il supporto tecnico arriva da .NET 10 con Native AOT, una tecnica di compilazione ahead‑of‑time che genera binari autonomi, più rapidi all’avvio e con un ingombro di memoria ridotto, soprattutto sui dispositivi con risorse limitate.
La sfida rimane convincere gli sviluppatori a tornare a uno stack nativo dopo anni di investimenti in soluzioni cross‑platform. Microsoft punta su strumenti migliorati, esempi concreti e sulle proprie applicazioni come prova dei benefici reali. Se gli utenti noteranno un avvio più immediato e un minor consumo di risorse, il messaggio sarà più credibile e il ritorno alle app native potrà consolidarsi nell’ecosistema di Windows 11.





