Italia vulnerabile agli attacchi informatici

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L'Italia si trova in una posizione di elevata vulnerabilità rispetto agli attacchi informatici, classificandosi al secondo posto globale per accessi compromessi venduti dai cybercriminali e al quarto per vittime di ransomware. Questa situazione emerge da un'analisi dei mercati illeciti dove vengono scambiate credenziali e accessi a reti aziendali già violate.

La ricerca di Intel 471 sugli attacchi informatici

La società statunitense Intel 471, specializzata in Cyber Threat Intelligence, ha condotto un'indagine sul periodo gennaio-settembre 2026, rivelando una situazione anomala per l'Italia rispetto ad altri paesi industrializzati. Circa il 7% degli accessi iniziali commercializzati nei mercati monitorati riguarda organizzazioni italiane, precedute solo dagli Stati Uniti con il 30%. Gli Initial Access Broker (IAB) sono intermediari che penetrano nei sistemi o acquisiscono accessi compromessi per poi rivenderli a gruppi interessati a furti di dati, estorsioni e attacchi ransomware. Il 90% delle offerte relative all'Italia riguarda accessi venduti in blocco, spesso ottenuti sfruttando la stessa vulnerabilità su più organizzazioni.

Nel 57% dei casi, i criminali hanno sfruttato vulnerabilità software, mentre il 14% degli accessi deriva da attacchi brute force.

Le ragioni della vulnerabilità italiana

Diverse sono le ipotesi per spiegare questa vulnerabilità agli attacchi informatici. Una prima ragione è il ritardo nell'aggiornamento e nella protezione dei sistemi informatici. L'adozione di soluzioni EDR (Endpoint Detection and Response) in Italia è avvenuta relativamente tardi. Un esempio è l'elevata concentrazione di installazioni PHP 4, 5 e 7, ormai fuori supporto, che aumentano le opportunità di sfruttamento delle vulnerabilità note.

Una seconda spiegazione è di natura economica: una vulnerabilità sfruttabile su centinaia di installazioni permette ai criminali di colpire più aziende con uno sforzo contenuto. I criminali non scelgono una vittima specifica, ma individuano sistemi vulnerabili e li attaccano automaticamente.

La terza ragione riguarda la struttura produttiva nazionale, composta prevalentemente da microimprese e PMI. Molte di queste non dispongono di personale specializzato, procedure di aggiornamento continue o strumenti per individuare tempestivamente una compromissione.

Ransomware e altre minacce

L'Italia è quarta al mondo e seconda nell'Unione Europea, dopo la Germania, per vittime di ransomware ed estorsione. Il 46% delle vittime italiane appartiene ai settori manifatturiero e dei prodotti industriali e di consumo, con l'85% delle aziende colpite che non supera i 45 milioni di euro di fatturato annuo. Gruppi criminali come Qilin, The Gentlemen e LockBit 5.0 sono responsabili del 40% delle vittime italiane.

Oltre al ransomware, si registra una crescita del vishing (phishing telefonico) e attacchi DDoS da parte di gruppi filorussi come NoName057(16) contro siti istituzionali e aziende italiane, spesso motivati dal sostegno all'Ucraina.

Come affrontare gli attacchi informatici

Per ridurre l'esposizione agli attacchi informatici, è fondamentale intervenire sulle debolezze che i criminali sfruttano, come servizi esposti su Internet e software non aggiornati. Le priorità includono interventi per grandi organizzazioni, PMI e Pubblica Amministrazione. Dati ISTAT del 2024 indicano che solo il 32,2% delle imprese italiane con almeno 10 addetti adotta almeno 7 delle 11 misure di sicurezza informatica considerate, contro una media europea del 38,5%. La vulnerabilità italiana deriva dall'accumulo di problemi spesso evitabili.

La difesa più efficace inizia prima dell'attacco, eliminando le esposizioni che rendono un'organizzazione un bersaglio facile. È inoltre importante promuovere l'hacking etico e la collaborazione nella segnalazione delle vulnerabilità.

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