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Mondiali 2026: il presunto tifo a pagamento del qatar
Secondo recenti rivelazioni, il Qatar avrebbe presumibilmente pagato tifosi per sostenere la propria nazionale durante i Mondiali 2026.
Questa pratica, che solleva interrogativi sull’autenticità del supporto sportivo, ha coinvolto un numero significativo di persone, molte delle quali, a quanto pare, non avevano alcuna esperienza pregressa nel mondo del calcio.
L’indagine ha messo in luce un sistema organizzato per garantire un tifo acceso e visibile per la squadra qatariota.
Dettagli del programma di supporto ai tifosi
Il presunto programma di “tifo a pagamento” avrebbe incluso un pacchetto completo per i partecipanti.
Questo pacchetto comprendeva biglietti per assistere alle partite, alloggi in hotel prenotati, viaggi aerei interamente coperti e un “Fanbox” contenente merchandising ufficiale come maglie da gara, cappellini, occhiali da sole con i colori nazionali e una bandiera del Paese.
L’obiettivo era chiaramente quello di creare un’atmosfera di supporto incondizionato per la nazionale del Golfo Persico, specialmente durante le partite disputate in Canada, Messico e Stati Uniti.
L’organizzazione dietro il tifo artificiale
Le testimonianze raccolte suggeriscono che circa un migliaio di persone siano state coinvolte in questa iniziativa.
Questi “tifosi” avrebbero assistito alle partite della fase a gironi, in cui il Qatar ha pareggiato con la Svizzera e perso contro Canada e Bosnia, classificandosi all’ultimo posto.
Sembra che questi supporter siano stati addirittura addestrati per sostenere la squadra negli stadi, con indicazioni precise su come comportarsi e organizzare cori e applausi.
Molti di loro, infatti, non avevano mai assistito a una partita di calcio prima di questa esperienza.
Il “qatari fans delegation program” e le sue implicazioni
Prima dell’inizio della competizione, il Qatar aveva annunciato ufficialmente il “Qatari Fans Delegation Program”, un’iniziativa che mirava a coprire le spese di viaggio e soggiorno per un migliaio di tifosi diretti negli USA.
L’intento dichiarato era quello di offrire “un’esperienza senza intoppi ai fan” e di “creare un’atmosfera vibrante” per supportare i giocatori.
Tuttavia, l’indagine ha rivelato che il programma potrebbe essere stato esteso ben oltre i confini previsti, includendo persone non strettamente qatariote ma con legami con il Golfo Persico, come alcuni residenti di Riyadh.
Le istruzioni pre-partita e la leadership del tifo
Un aspetto particolarmente significativo emerso dall’inchiesta riguarda un raduno di 500 persone, la sera prima di una partita cruciale, presso un hotel di Seattle.
Qui, a persone che non avevano mai messo piede in uno stadio, sarebbero state impartite istruzioni dettagliate su come comportarsi prima e durante l’evento, inclusa l’organizzazione di marce verso lo stadio e momenti di tifo collettivo.
La presenza di una figura simile a un “capo-ultras” in uno dei settori occupati dai tifosi del Qatar, che dirigeva cori e applausi, ha ulteriormente alimentato i sospetti su un tifo orchestrato.
Non è la prima volta che emergono tali ipotesi, già in occasione dei Mondiali in Qatar tre anni e mezzo fa, indagini simili erano state condotte, sebbene smentite all’epoca da Doha.
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