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Luis de la Fuente: pazienza e coerenza del ct spagnolo
La vittoria della Spagna ai Mondiali ha messo in luce la figura di Luis de la Fuente, un allenatore la cui esultanza contenuta, quasi austera, ha sorpreso molti.
Lontano dalle celebrazioni esuberanti, il commissario tecnico ha mostrato una felicità composta, più orientata all’osservazione dei suoi giocatori che alla celebra propria.
Questa reazione riflette una visione a lungo termine e una profonda consapevolezza del percorso che ha portato la sua squadra al successo.
La storia di Luis de la Fuente è quella di un tecnico che ha costruito una Nazionale fortissima, moderna e fedele alla sua identità tattica e culturale, nonostante lo scetticismo iniziale.
La costruzione di una dinastia calcistica
Il trionfo mondiale della Spagna non è frutto del caso, ma di un lavoro meticoloso e paziente.
De la Fuente non è un tecnico arrivato all’improvviso, ma il responsabile di una delle operazioni più interessanti nel panorama calcistico europeo: l’accompagnamento di un’intera generazione di talenti attraverso tutte le categorie della Nazionale.
Un percorso condiviso verso il successo
La Spagna campione del mondo è una squadra costruita nel tempo, senza rivoluzioni o cambi di paradigma improvvisi.
Molti dei giocatori che hanno alzato la coppa erano già presenti nella Nazionale olimpica che ha conquistato l’argento a Tokyo nel 2021, e alcuni avevano già vinto l’Europeo Under 21 nel 2019 sotto la sua guida.
Questa continuità ha permesso ai giocatori di crescere insieme, sviluppando un’intesa profonda e una conoscenza reciproca che va oltre il campo da gioco.
Innovazione tattica e identità spagnola
In un calcio sempre più ossessionato dall’immediatezza, Luis de la Fuente ha dimostrato che la pazienza può essere la chiave del successo.
Conosce le qualità tecniche e le personalità dei suoi giocatori, le loro fragilità e le loro reazioni nei momenti difficili.
Questa conoscenza approfondita, impossibile da replicare con algoritmi o analisi tattiche, è stata fondamentale per forgiare una squadra unita e resiliente.
Il superamento del dogma del possesso palla
Quando la Federazione spagnola lo ha scelto come successore di Luis Enrique, la decisione è stata percepita come conservativa.
In realtà, si è rivelata una scelta radicale: affidare la Nazionale maggiore a chi aveva contribuito più di tutti a costruire il suo futuro.
De la Fuente ha avuto il coraggio di aggiornare il “dogma” del possesso palla spagnolo, introducendo maggiore pressing, verticalità e aggressività.
Il risultato è una squadra che combina la qualità associativa tradizionale con l’intensità e la velocità del calcio contemporaneo, dominando non solo attraverso il pallone ma anche attraverso il controllo del campo.
Le scelte vincenti e il futuro della roja
I risultati parlano chiaro: Nations League nel 2023, Europeo nel 2024, Mondiale nel 2026.
Una sequenza impressionante che testimonia la nascita di una nuova dinastia calcistica.
Il record di 38 risultati utili consecutivi è la conferma di una solidità e di una coesione straordinarie.
Talenti emergenti e veterani consolidati
La grandezza di De la Fuente emerge nelle scelte che hanno definito questa squadra.
Se affidarsi a talenti come Lamine Yamal era quasi un obbligo, scommettere su un giovanissimo Pau Cubarsí in difesa o continuare a credere in giocatori come Unai Simón e Laporte dopo stagioni complicate, ha dimostrato la sua visione e la sua fiducia.
Ne è nata una squadra quasi impermeabile, capace di attraversare le partite senza perdere il controllo e di trasformare la fase difensiva in una forma di dominio.
Il record di imbattibilità di Unai Simón, con un solo gol subito in tutto il Mondiale, è la conseguenza di una struttura collettiva in cui ogni giocatore conosce il proprio posto.
Una fiducia collettiva che si autoalimenta
Il tratto distintivo di questa Spagna è la sensazione di trovarsi davanti a un gruppo, prima ancora che a una selezione di talenti.
Molti di questi giocatori sono cresciuti insieme, condividendo ritiri, finali giovanili e le stesse tappe formative.
De la Fuente è stato il filo conduttore che ha tenuto unito questo percorso, accompagnando la cultura di squadra fino all’età adulta.
Dopo l’Europeo del 2024, la Spagna ha smesso di sentirsi una squadra forte e ha iniziato a percepirsi come la migliore.
La sicurezza di un allenatore che aveva già visto il finale della storia mentre tutti gli altri stavano ancora cercando di immaginarlo, è ora una realtà.
Con un’età media di soli 26,8 anni, il nuovo ciclo vincente della Roja sembra essere solo all’inizio, promettendo un impero calcistico destinato a durare, grazie al talento, alla continuità, all’identità e a una fiducia collettiva che si alimenta da sé.
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